Allergie: alcuni pollini sono più “aggressivi” di altri

La primavera e il raffreddore da fieno

 

L’imminente arrivo della primavera, spesso dopo un  inverno freddoloso come questo, è per molti un’occasione per prendersi cura della propria salute, magari facendo  qualche passeggiata all’aria aperta dato che il clima mite e le prime giornate tipicamente “primaverili”  ci permettono  finalmente di stare di più in contatto con la natura. Purtroppo però, per alcuni, l’inizio della primavera coincide anche con la comparsa dei fastidiosi sintomi delle allergie. In particolare, una tra le più comuni è l’allergia al polline, o pollinosi, la quale secondo uno studio della European Community Respiratory Health Survey, si riscontra in una percentuale compresa tra l’8 e il 35% dei giovani adulti dei paesi europei.  L’allergopatia al polline, altrimenti detta “raffreddore da fieno”, si presenta tipicamente in autunno e soprattutto in primavera conseguentemente alla copiosa presenza dei pollini provenienti da prati, piante e alberi; tali specie pollinose (ve ne sono di diverse), una volta inalate, scatenano nell’individuo predisposto una reazione immunitaria nei confronti di particolari antigeni contenuti nel polline, dando luogo così alla produzione di immunoglobuline e di istamina; quest’ultima è la responsabile delle tipiche manifestazioni sintomatiche quali: occhi arrossati e prurito agli occhi, naso chiuso e starnuti, sonnnolenza  e difficoltà nella concentrazione. E’ inoltre possibile che insorgano importanti difficoltà respiratorie come l’asma bronchiale e la rinite allergica.


Attenzione: alcuni pollini, in alcuni periodi sono più “aggressivi”

 

grasspollenUno studio dell’Università di Monaco, in Germania, si è occupato di indagare le cause del “raffreddore da fieno” in 11 paesi dell’Unione Europea tra cui Finlandia, Germania, Italia e Lituania e tale ricerca, durata complessivamente tre anni, ha analizzato le diverse reazioni allergiche dei soggetti coinvolti relativamente a differenti tipologie di polline. In particolare, sono state prese in considerazione le cellule germinali del polline di betulla, del polline dell’erba e del polline prodotto dalla pianta d’ulivo. Per i soggetti allergici al polline, l’unico metodo per comprendere quanto gravemente l’allergene li colpisca è quello di avere una misura della concentrazione di polline nell’aria, ovvero una specie di conteggio approssimativo del numero di pollini presenti in un preciso ambiente; tuttavia, tale metodo offre solo una minima indicazione rispetto a quanto il polline sia “aggressivo” nei confronti del suo organismo. Infatti, in base anche al loro livello di maturazione, i pollini delle piante di una particolare specie, non solo possono produrre differenti tipi di allergeni, ma è anche rilevante sapere che la quantità delle proteine allergeniche è piuttosto variabile tra piante diverse della stessa specie. Ciò ha indotto i ricercatori a indagare la connessione tra il numero di pollini e il quantitativo di allergeni rilasciati, scoprendo, come ci si aspettava, una certa relazione tra questi due valori. Tuttavia, sono state rilevate alcune differenze importanti nelle misurazioni in alcuni giorni particolari: come rileva il direttore della ricerca, in alcuni giorni “più intensi” può essere rilasciato un quantitativo di allergeni fino a dieci volte maggiore rispetto ad altri giorni e le fluttuazioni più grandi che si rilevano nel quantitativo di allergeni rilasciato  riguarda in particolare i pollini dell’erba.

I ricercatori concludono che “combinando la misurazione del numero di allergeni, la quantità del polline nell’aria, oltre ai dati meteorologici, è possibile  migliorare significativamente i modelli terapeutici per le allergie. Le implicazioni di queste nuove scoperte potranno consentire ai medici di vaccinare i pazienti utilizzando direttamente le proteine allergeniche, aumentando così la precisione nella scoperta delle cause dell’allergia e, di conseguenza, l’efficacia del vaccino.

FONTI

Release of Bet v 1 from birch pollen from 5 european countries. Results from the HIALINE study

Jeroen T.M. Buters et al

Atmospheric Environment, Agosto 2012

DOI: http://dx.doi.org/10.1016/j.nut.2012.07.004

Commenta

*

captcha *