Quando i disagi della società passano attraverso il corpo: dalle isteriche di Freud alle baby prostitute

Il fenomeno

 

Negli ultimi giorni spuntano come funghi. A sentire i TG c’è un fiorire di adolescenti che si prostituiscono per soldi, per oggetti o per ricariche telefoniche: L’Aquila, Roma, Milano. Viene da chiedersi se sia un’epidemia improvvisa, o se piuttosto non sia un fenomeno nascosto che negli ultimi anni si è diffuso silenziosamente sul territorio italiano. Vorrei condividere una riflessione scevra da facili bigottismi ricollegandomi in una prospettiva storica a quel fenomeno affascinante che a fine ottocento spinse Sigmund Freud a elaborare le teorie fondanti della psicoanalisi.

 

Sessualità ieri e oggi: due diverse ‘assenze di coscienza’

 

freudL’isterica, figura quasi mitica, e termine tutt’oggi usato a sproposito per definire le donne che hanno reazioni emotive esagerate. In realtà l’isteria era un disturbo psicosomatico che portava chi ne soffriva a sviluppare sintomi fisici anche gravi (cecità, paralisi degli arti..) senza che ci fosse una base organica a cui riferirsi. Le motivazioni alla base di tale disturbo venivano ricondotte da Freud alla sfera dell’inconscio e nello specifico a quella che oggi definiremmo repressione sessuale, che in quell’epoca imperava soprattutto rispetto al ruolo della donna. Interessante notare che molte pazienti erano appunto adolescenti. Possiamo trovare un filo conduttore tra le fanciulle di allora e le nostre giovani squillo nell’assenza di consapevolezza che caratterizzava le une e le altre, oltre che nel concetto di sessualità, che cambia nel tempo ma che risulta centrale per entrambe le figure. Mi è capitato di parlare con una di queste ragazze ben prima che scoppiasse lo scandalo, la quale candidamente affermava “ci andavo a letto perché mi comprava i vestiti di marca e mi pagava i viaggi”. Questa frase trasmette un senso di vuoto che è quasi paralizzante. Da un lato esprime una logica inappuntabile, dall’altro una totale assenza di coscienza rispetto alle conseguenze che inevitabilmente ne derivano. Il fatto che lei si trovasse in una struttura “riabilitativa” non veniva né compreso né rielaborato. Un po’ come le paralisi isteriche, che, confinate nel corpo, non venivano riconosciute come disagio psichico.

 

Non è questione di valori morali: legalità e maturazione affettiva

 

La società odierna ha fatto della liberalizzazione sessuale un baluardo imprescindibile, che coinvolge la vita quotidiana in mille forme diverse. E non dimentichiamo che usciamo dal polverone dello scandalo Ruby (per non parlare di tutte le altre al seguito, appoggiate addirittura dai genitori). Possiamo parlare di crisi di valori? È un concetto inflazionato e superficiale a mio parere. In tutte le epoche c’è “crisi di valori”, perché semplicemente si modificano, assumono nuove forme e talvolta permettono il progresso della società in cui nascono. Siamo permeati da valori: il valore di poter ambire ad oggetti costosi, ad una vita agiata, come a fare da contrappunto alla crisi economica in cui versiamo. Come sapientemente raccontato da Sofia Coppola nel suo ultimo film “The bling ring”, dove un gruppo di adolescenti si introduce nelle ville dei vip per poter rubare “pezzi” della loro vita, le nostre baby prostitute canalizzano la loro sessualità in termini di merce scambievole per permettersi vite di lusso che altrimenti non potrebbero avere. Baby prostitute per una ricarica, allarme all'AquilaÈ sicuramente un fenomeno che fa riflettere: il corpo da prigione, com’era per le isteriche, diventa il lasciapassare per avere la vita che si vuole. Ma a che prezzo?il rischio a questo punto non è più la ferita del corpo, bensì quella dello spirito. E non mi riferisco ad alti valori morali o religiosi: per restare sul concreto, in primis ci si scontra con il sistema giuridico. La prostituzione è reato, le minorenni sono imputabili perché over 14, i contesti in cui si trovano sono inevitabilmente forieri di pregiudizi. Il livello di consapevolezza non è quello di una persona adulta. Comportamenti simili sono lesivi per lo sviluppo della personalità, su diversi fronti: l’accesso immediato alle risorse non aiuta a sviluppare la tolleranza alla frustrazione, abilità molto importante per chi si trova a crescere nella società di oggi, navigando a vista in acque burrascose. Non vi è la capacità di distinguere tra giusto e sbagliato, in termini di legale e illegale. La sfera affettiva ne risulta compromessa: la sessualità è un ambito complesso,soprattutto per la donna, in cui emotivo e fisico si fondono e si interscambiano facilmente: trasformare il sesso in merce può avere effetti a cascata deleteri nello sviluppo futuro di relazioni affettive appaganti. Sia sulle isteriche che sulle baby prostitute aleggia il peso di una sessualità scomoda, non pienamente compresa o riconosciuta, che viene espulsa con comportamenti che da un lato risultano patologici e dall’altro devianti.

 

Per una pedagogia del corpo, del sesso e delle emozioni

 

Il percorso rieducativo non è facile. Rieducare, che termine bizzarro. Come se ci fosse bisogno di ripetere lezioni già impartite. Si dovrebbe parlare piuttosto di Educare, ripartire dalle origini per costruire quell’impalcatura interna che in alcuni casi è completamente assente. In conclusione, sarebbe auspicabile riflettere sul come educhiamo, piuttosto che sul cosa. come diceva Edgar Morin “è più importante una testa ben fatta di una testa piena”.

FONTE

Valentina Zini

Psicologa

 

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